Nell'antico Alto Adige o Raetia

abitavano e comandavano gli Etruschi




La questione dell’etimologia, cioè dell’origine e del significato effettivo dell’etnico lat. Raeti era fino a qualche tempo fa tutta in alto mare. C’era stato di recente uno specialista della lingua retica, Giovanni Rapelli, il quale vi ha dedicato un ampio paragrafo della sua notevole opera “Il latino dei primi secoli (IX-VII a. C. e l’etrusco” (Roma 2013, ItalAteneo); in questo egli ha effettuato una minutissima e approfondita analisi della questione, prospettando differenti soluzioni ipotetiche, fra le quali però non si è deciso a preferirne una. E per questo motivo fino a qualche tempo fa io mi sentivo di poter affermare che la questione dell’etimologia dell’etnico lat. Raeti e della loro terra Raetia era ancora del tutto aperta.
I Raeti, Rhaeti sono citati da parecchi autori latini e greci e la Raetia, Rhaetia comprendeva l’attuale Tirolo, parte della Svizzera e della Baviera (Tacito, hist. 2.98.1). Secondo Tito Livio (V, 33), nativo di Padova e quindi particolarmente informato dei fatti locali e di quelli vicini, i Raeti erano di etnia etrusca, come risultava anche dalla lingua che ancora parlavano. Massimo Pallottino (Etruscologia, VII, pag. 224) ha sottolineato “la non frequente perentorietà dell’affermazione di Livio haud dubie”, cioè “senza alcun dubbio”. Anche secondo Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, III, 133), i Raeti erano di etnia etrusca ed erano stati respinti nelle valli alpine per effetto della invasione della pianura padana da parte dei Galli o Celti.
Due importanti premesse metodologiche: I) In questo mio scritto io faccio riferimento a vocaboli etruschi, che – come molti sanno – essendo documentati in massima parte da iscrizioni funerarie, sono ovviamente ‘antroponimi’. Ma si deve ricordare e sottolineare che tutti gli ‘antroponimi’ in origine erano ‘appellativi’, ragion per cui il passaggio da quelli a questi è un procedimento del tutto legittimo. È senz’altro appropriato il forte rammarico che moltissime delle iscrizioni funerarie etrusche siano costituite solamente da antroponimi, ma questi, prima di essere ‘antroponimi’, erano altrettanti ‘appellativi’, i quali perciò stesso offrono l’opportunità di individuare il “significato” originario del precedente appellativo etrusco. Ad esempio: a) Il frequente prenome o nome personale etrusco LARCE è testimoniato in una recente iscrizione in alfabeto latino come Large, ed allora dall’aggettivo lat. largus «largo, generoso, magnanimo» (finora privo di etimologia) è possibile dedurre che anche l’etrusco LARCE in origine significasse «largo, generoso, magnanimo»; b) Dal prenome etrusco SPURIE, corrispondendo chiaramente all’aggettivo lat. spurius «figlio spurio o illegittimo» è facile ed ovvio dedurre che anche l’etrusco SPURIE in origine significava «figlio spurio o illegittimo»; c) Siccome il gentilizio etrusco SATURE corrisponde chiaramente all’aggettivo lat. satur «saturo, sazio», è facile dedurne che anche l’etr. SATURE significava «saturo, sazio».
II) Con l’intento di evitare al massimo eventuali concordanze fonetiche ‘casuali o fortuite’, mi sono sempre imposto di confrontare tra loro solamente vocaboli di almeno 5 fonemi. a) Si può eventualmente scendere sotto questa cifra soltanto quando ci sia una perfetta uguaglianza semantica o di significato dei vocaboli confrontati. b) Dalla lunga pratica di etimologo a me risulta che la situazione migliore per risolvere i problemi etimologici è quella che riguarda vocaboli che hanno 6 fonemi disposti in 3 sillabe. I vocaboli che invece hanno più di 6 fonemi e più di 3 sillabe risultano “ambigui”, dato che possono essere appellativi o verbi con lunghe desinenze o terminazioni oppure possono essere “vocaboli composti”.  

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L’origine etrusca dei Raeti è ampiamente confermata dai relitti della lingua etrusca, quelli raccolti dal Corpus Inscriptionum Etruscarum (CIE) e ormai anche dal Thesaurus Linguae Etruscae (I e II edizione) (ThLE) (sono qui scritti in caratteri tutto maiuscoli). E questi sono gli antroponimi o gentilizi seguenti: 

RITNAS «(di) Ritinio», gentilizio masch. in genitivo; REITNEI, RITNEI «Ritinia» (gentilizio femm.); RITINATIS «(di) *Ritinatio» (in genitivo) soprannome o cognomen probabilmente = ‘cacciatore con reti’. (Per l’accento e per il suffisso sono da richiamare e sottolineare gli appellativi ital. rètina e retìna, entrambi di evidente marca etrusca). E tutti sono da confrontare coi gentilizi lat. Raetin(i)us, Raetius, R(a)etina, Retinus, Ritin(i)a, Ritinius (RNG).
L’alternanza dei dittonghi e delle vocali ae/ei/e/i è ben conosciuta nella fonologia della lingua etrusca (LICE norma 1).
Tutto ciò premesso, io ho riportato l’etnico Raetus al vocabolo etr. RETEE (ThLE²) e all’appellativo lat. rete,-is, retis,-is (finora di origine oscura, ma quasi certamente etrusca; DELL, AEI, DELI², Etim) col significato appunto di «cacciatore con reti».
La caccia di uccelli, cervi, daini, cinghiali, ecc. effettuata con le reti, è antichissima e tuttora molto diffusa fra i popoli, anche se proibita in alcuni paesi come in Italia. Essa è molto più diffusa in montagna e molto meno in pianura. La pianura infatti è in genere molto abitata dagli uomini, è occupata da animali addomesticati (ovini, bovini e suini) e dalle coltivazioni agricole, per cui c’è pochissimo spazio per la caccia con le reti. La caccia con reti invece è frequentissima in montagna, sia perché questa è molto meno abitata dagli uomini, è in genere boscosa ed inoltre la favorisce molto con le valli e vallette e coi canaloni e valichi, in cui gli uccelli e gli animali sono costretti a passare e in cui i cacciatori sistemano le loro reti.
Niente di strano pertanto che i Raeti, residenti in tutte le vallate dell’Arco Alpino fino all’Austria, alla Svizzera e alla Baviera, vi esercitassero la caccia con le reti e pertanto venissero chiamati «Cacciatori con le reti». Tuttora, nonostante il divieto delle leggi, nel Trentino si esercita di frequente la ‘caccia con le reti’ e ciò per bracconaggio.
Non c’è alcunché di strano nel fatto che tutto un popolo abbia potuto derivare il suo nome di «Cacciatori con le reti», dato che, ad esempio, gli antichi Sicani e Siculi molto probabilmente hanno derivato il loro nome dall’arma tribale che essi adoperavano, il lat. sica, sicŭla «pugnale, piccolo pugnale», finora di origine sconosciuta (DELL, DELI², Etim), ma quasi certamente etrusca, come dimostrano i gentilizi etr. SICE e SICLE probabilmente «Sicilio», gentilizio masch., da confrontare con quello lat. Sicilius (RNG) (ThLE²). 
Abbiamo prove chiare e sicure della conoscenza e dell’uso che gli Etruschi facevano delle reti: ad esempio, il lat. retiarius era il «gladiatore che combatteva con una rete e col tridente» ed è noto che i ‘giochi gladiatori’ sono stati inventati proprio dagli Etruschi.
Notevole è il fatto che l’origine etrusca dell’appellativo rete è confermata da alcuni fitonimi della lingua protosarda, affine – come vado sistematicamente dimostrando - alla lingua etrusca: reti, rethi, teti, tethi, tetti (masch.), tettione «clematide cirrosa», «fiammola», «vitalba» (Clematis cirrosa, C. flammula, C. vitalba L.): quasi certamente relitto protosardo da confrontare - non derivare – col lat. rete, retis. Le piante citate, simili tra loro nell’apparenza, costituiscono spesso una ‘rete’ stesa fra le altre piante che intralcia il passaggio degli animali e degli uomini. E c’è da precisare che difficoltà fonetiche impediscono la sua derivazione dal vocabolo latino che – insisto nel precisarlo – era finora di origine oscura (NVLS)

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E adesso ecco l’elenco dei principali toponimi e idronimi della regione, che sono di quasi certa origine etrusca. 

Adige (il secondo per lunghezza (410 km) tra i fiumi italiani dopo il Po, deriva dal lat. Atesis, il quale probabilmente è da confrontare col gentilizio etr. ATESA (ThLE).
Alpi (catena montuosa), appellativo ital. alpe «montagna», che deriva dal lat. Alpes, probabilmente = «bianche, innevate» (oronimo prelatino secondo i DEI, AEI, DELI², Etim), che è da connettere con alpus «bianco» (album ... Sabini tamen alpum dixerunt, unde credi potest nomen Alpium a candore nivium vocitatum; Paolo-Festo, 4, 8) (G. Alessio, Fortune 36, invece chiama in causa direttamente l'etrusco); gli aggettivi lat. Alpicus, Alpinus e gli antroponimi Alpius, Alpin(i)us, Alpinianus, Alpionius (RNG) sono da confrontare con quelli etr. ALPNA, ALPNANA, ALPU, ALPIU (suffissi -ic-, -in-, - ů-, -on-; LICE norma 5) (DETR; DICLE 27, 28). 
Aurina, Valle Aurina (provincia autonoma di Bolzano) è da confrontare con Aurina, antico nome di Saturnia, frazione del comune di Manciano, nella provincia di Grosseto, in Toscana (M. Pallottino, Etruscologia, VII ediz. rinnovata 282).
Belluno - Città della Regione Veneto, ma strettamente attigua all’Alto Adige. Il valente linguista bellunese G. B. Pellegrini era l'autore del più impegnato e consistente studio sulla etimologia del nome della sua città natale. Egli aveva prospettato che il toponimo fosse derivato da una forma supposta *Belo-dunum, composta dal gallico dunum «oppidum, fortezza, rocca» e *bel-, *bhel- «splendente», attraverso una forma *Beldunum - Nonostante l'alta stima che avevo di questo illustre collega ed amico, io non accetto questa sua proposta e ciò a motivo di quattro consistenti difetti che noto in essa: 1°) L'etimologia proposta dal Pellegrini è fondata su una base *Belo-dunum supposta ma non attestata e tutti i linguisti sanno che in una simile condizione qualsiasi etimologia si presenta già come sostanzialmente mal ferma e debole. 2°) In tutte le lingue che conosco il nesso consonantico liquida l/r + cons., come sarebbe stato quello *-ld- di *Beldunum, è molto forte o solido, per cui non si comprenderebbe affatto la sua scomparsa. 3°) Non si comprenderebbe neppure perché di questo nesso consonantico molto solido non sia rimasta alcuna traccia nelle abbastanza numerose documentazioni che si sono conservate del toponimo, ad iniziare dall'epoca del primo Impero di Roma. 4°) Io ritengo di poter presentare una spiegazione etimologica che è molto meno costosa di quella del Pellegrini e quindi è molto più plausibile o accettabile, anche per il motivo che non fa riferimento ad alcuna base semplicemente supposta.- Le antiche e numerose documentazioni del toponimo sono le seguenti: Beloũnon, con l'etnico Belounōn, in Tolomeo (III, 1.26, 28), Belunum, Velunum in Plinio (nat. hist., III, 130), Beluno in CIL VI, 2612, de Belluno in Paolo Diacono (Hist. Rom. VI, 26) con l'etnico Bellunensis (Hist. Lang. III, 26), altra forma di etnico in Gregorio Magno (Ep. 1, 16a) ecclesiae Bellunatae.- Tutto ciò premesso, io prospetto che Belluno sia da riportare al nome della dea romana della guerra Bellona ed interpreto che in origine Bellunum significasse ‘oppidum dedicato a Bellona’.- L'appellativo lat. bellum «combattimento, guerra» e la corrispondente dea Bellona sono di origine ignota; ma io li ho riportati all’appellativo lat. duellum, bellum (pur’essi finora di origine ignota). Questo duellum è da connettere col gentilizio lat. Duellius e da confrontare con quello etr. ΘVEΘLIES, ΘVETLIES, ΘVETELIES, TVEΘELIES «(di) Duellio», gentilizio maschile in genitivo. In proposito è anche importante considerare che la mancata documentazione del toponimo Belluno nella forma di *Bellono costituisce una prova quasi sicura del fatto che il toponimo è uno di quelli che gli Etruschi hanno lasciato nell’Arco Alpino, nel loro rifugiarsi tra le montagne delle Alpi Rezie di fronte all'incalzare degli invasori Galli (T. Livio, V 33).- Si sa inoltre che i lat. bellum e Bellona erano le forme recenti, mentre quelle più antiche erano duellum e Duel(l)una). In proposito Paolo-Festo (58, 20) dice: duellum bellum videlicet quod de duabus partibus de victoria contendentibus dimicatur «duellum bellum quello che si combatte da due parti contendenti sulla vittoria», ma cadendo chiaramente in una paretimologia col numerale duo «due». Ebbene, anche di questa forma arcaica dell'appellativo io ritengo di aver trovato il corrispettivo nel lessico della lingua etrusca conservatoci nella forma del citato antroponimo ΘVEΘLIES, ΘVETLIES, ΘVETELIES, TVEΘELIES «(di) Duellio», gentilizio, il quale è da confrontare con quelli lat. Duelius, Duellius, Duillius, Duilius (RNG). È abbastanza noto che la dentale spirante etrusca /Θ/ spesso veniva resa in latino con la dentale sonora /d/.- Però intendo precisare e sottolineare: a me sembra molto probabile che la denominazione della città di Belluno sia da attribuire agli Etruschi provenienti dalla Valle Padana; la denominazione, ma non la fondazione del centro abitato, che invece poteva essere stata effettuata da qualche altro popolo precedente (cfr. Bergamo).- Esistono anche gli odierni toponimi Montebelluna (Treviso) e Val Belluna (= Valle del Piave), ma sembra che siano da riportare alla città di Belluno, come suo territorio e come suo confine originari.- Infine esiste anche un altro toponimo odierno, che si potrebbe riportare al nome della dea romana della guerra, Bellona, in provincia di Caserta, ma è evidente che questo deriva direttamente dalla forma latina. Vedi Cortina.
Bolzano, tardo latino Bolzanum, Bulsanum, Volzanum, (Bulsan in ladino) che è da connettere e confrontare con Bolsena, Volsinii (Lazio). È da ricordare che il nome etrusco di Orvieto, VELSENA, VELSNA, passò a indicare il sito di Bolsena, dove furono trasferiti i suoi abitanti quando la città fu conquistata dai Romani nel 264 a. C. È pertanto probabile che i fondatori di Bolzano fossero originari di Orvieto (TopIt 131). 
Cortina (2: Belluno e provincia autonoma di Bolzano) deriva dal lat. cortina, curtina «cortina, tenda, recinto», col significato di «recinto per bestiame» (di origine ignota per i DELL, ThLE; per me diminutivo di curs, curtis «corte, cortile»); da connettere col gentilizio lat. Curtinius (CIL V 1780; RNG) ed inoltre da confrontare con quelli etr. CURTINE, KURTINA, QURTINIIE (alternanza o/u; suff. –in-; LICE norma 5) (LELN 115; DETR; ESL 252; DICLE 13, 69). Vedi toponimo Cortennano, appellativo cortina. 
Egna
(comune della provincia autonoma di Bolzano), corrisponde al probabile aggettivo etr. ECNA(-S) «igneo, ardente, caldo», da confrontare col lat. ignis «fuoco», variante ecne (ThLL), forma supposta *egnis (DELL). ECNATE, ECNATIE, EKNATE «Egnatio», gentilizio masch., da confrontare con quello lat. Egnatius, Ignatius, probabilmente cognomen = «(individuo) caldo, focoso» (LEN 191; RNG). Vedi ECNIA, ICNI.
Fèrsina
(torrente che passa per Pèrgine e per Trento) che è da confrontare con Felsina (Bologna) (G. B. Pellegrini, TopIt 134), FELSNA/FELSINA, il quale a me sembra che possa essere confrontato con l’appellativo tedesco Fels, Felsen «roccia, rupe», in questo caso la roccia scavata dal torrente. Cfr. Arno
Fleres (fiume e valle della provincia autonoma di Bolzano) che corrisponde perfettamente all’appellativo etr. FLERES «vittima», «offerta votiva», «ex voto». Potrebbe trattarsi di un ‘esorcismo’ fatto rispetto al fiume dopo una sua piena disastrosa per gli individui, il loro bestiame e le loro coltivazioni.
Gardena, Val Gardena (provincia autonoma di Bolzano) probabilmente significa «valle dei cardi», che è da connettere col lat. carduus (finora di origine ignota per i DELL, AEI, DELI², Etim; ‘mediterraneo’ per il DEI) (uscita -uu-; LICE norma 15), il quale probabilmente è da confrontare col gentilizio etr. CARTA, KARTE (= lat. Cardius, Cardus; RNG). Nella etimologia dei toponimi conviene sempre privilegiare l’‘elemento botanico’, dato che è quello più stabile nel territorio. Vedi Gardone, appellativo cardo
Helveti, etnico che deriva dal latino, a sua volta probabilmente dal lat. helvus «giallastro, di colore isabellino», aggettivi helven(n)acus, helvinus «giallastro, biondo» [uscita -vu-; suffissi -en(n)-/in(n)-, -ac-; LICE norma 5] da confrontare col gentilizio etr. HELVE. Gentilizi lat. Helvius, Helvinius, Helvinus (RNG) da confrontare con quelli etr. HELVINATI, HELVNA. È dunque probabile che in origine Helveti significasse «(Uomini) Biondi» (LELN 166; DILE; DICLE 94). Vedi appellativo elvella.  
Laives
(Làives; in tedesco Leifers, comune della provincia autonoma di Bolzano) finora di origine dubbia (DTI), che quasi certamente deriva dall'etr. LAIVES «di sinistra», qui col significato di «(riva o sito o borgo) a sinistra» del fiume Adige. Vedi etr. LAIVEIS(-M) «e (d)a sinistra», da confrontare col lat. laevus «mancino, sinistro» (Liber linteus, VIII 12). Vedi pure etr. LAIVES, LEIVES «di Laev(i)o», gentilizio masch. in genitivo, da confrontare con quelli lat. Laev(i)us (RNG) (TLE 912, 917); LAIVIS(-CA) «e (quel)la sinistra», oppure «quello di sinistra» (in genitivo articolato) (LEGL 47, 105, 131) (Liber linteus, VI.10). 
Meclo/Mechel (toponimo della Val di Nòn) che secondo Gian Battista Pellegrini (TopIt 134) è da connettere con l’etr. MEXLUM «lega, federazione, comunità, stato», variante di MEΘLUM.
Pèrgine (2: Arezzo, provincia autonoma di Trento), che è da connettere coi gentilizi lat. Percenna, Percen(n)ius (RNG) e da confrontare con quelli etr. PERKENA, PERCNA(-S), PERKNA(-S), in origine probabilmente = ‘nativo di Pyrgi’ [suff. –en(n)-, -n-; LICE norma 5) (LISNE 233; LELN 211; DETR; TIOE 87; DICLE 131). 
Salorno
 (Salurn in  HYPERLINK "https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_tedesca" \o "Lingua tedesca" tedesco) - Comune della  HYPERLINK "https://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_autonoma_di_Bolzano" \o "Provincia autonoma di Bolzano" provincia autonoma di Bolzano. Sia per il suo suffisso (-rn-; LICE norma 9) sia per il suo significato di «salubre» è da confrontare con l’altro della Campania Salerno. Infatti per il suo clima molto salubre, Salorno è chiamato il ‘Giardino del Sudtirolo’. Per il suo suffisso è anche da confrontare col toponimo ligure Spotorno, che è anch’esso di probabile origine etrusca (vedi).
Varena (comune della provincia autonoma di Trento) - È molto probabile che anche questo toponimo sia di origine etrusca, come indizia già la sua desinenza -ena (LICE norma 5). Esso corrisponde al toponimo tosc. Varéna, che è di quasi sicura origine etrusca (TVA 54). Per il significato è probabile il loro accostamento a Varallo (Sesia), per il quale io ho già prospettato che sia da confrontare col lat. varus «volto in fuori, storto, curvo», «divergente, contrario», vara «ramo forcuto, forcella, sostegno biforcuto, cavalletto» (Columella 5.9.2), il quale è chiaramente da connettere col lat. varius «vario, variegato, molteplice, differenziato». Questo aggettivo latino finora risulta privo di etimologia (DELL, DEI, DELI², Etim), ma mio avviso è da riportare alla lingua etrusca, come corrispondente del gentilizio VARI, VARIE (ThLE² 124, 406). Ciò premesso io prospetto che Varena significhi «forcella», cioè ‘punto di incontro di due fiumi o due strade o due valli’. Vedi Varna.
Varna (2: Toscana, FI; provincia autonoma di Bolzano) (in tedesco Vabrn). La derivazione – del tutto ovvia – del nome del paese di Varna, in provincia di Firenze, dal gentilizio masch. etr. VARNA è già stata fatta da Silvio Pieri (TVA 54). Ugualmente io riporto la derivazione del nome dell’altro Varna, in Alto Adige, al medesimo gentilizio etrusco. Probabilmente questo toponimo VARNA è una forma sincopata dell’altro VARENA (vedi), significando anch’esso ‘punto di incontro di due fiumi o due strade o due valli’.  
Velturno (in tedesco Feldtburns) (comune della provincia autonoma di Bolzano, lungo il fiume Isarco) molto probabilmente significa «(fiume) tortuoso», da connettere col lat. vol(u)tus «volto, voltato, girato»; deriva chiaramente dal gentilizio etr. VELΘURNA, che a sua volta probabilmente significava «(individuo) tortuoso» (alternanza e/o/u; suff. -rn-; LICE norme 1,9). Vedi Volturno
Vipiteno (in tedesco Sterzing) - Comune della provincia autonoma di Bolzano), lat. Vipitenum, Vipitina vallis della Raetia, sono da confrontare col gentilizio etr. VIPITENE(-S), VIPIΘENE(-S) e con quello lat. Vibidienus (RNG) (suff. -en-; LICE norma 5) (TLE, 286; LEGL 78; TIOE 91; DICLE 193, 195). Sul piano etimologico forse il toponimo Vipiteno potrebbe essere confrontato col lat. pitŭita «resina», avendo pertanto il significato di «sito pieno di resina dei pini» (?).  

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Ovviamente l’‘Alto Adige’ ha in seguito subìto una quasi totale ‘germanizzazione’ etnica e linguistica, anche nella sua denominazione, che è diventata Sϋdtirol «Tirolo Meridionale». Ma questa ‘germanizzazione’ è posteriore di più di un millennio rispetto alla precedente ‘etruschizzazione’.

Massimo Pittau, 2019


Bibliografia con Sigle

AEI Devoto G., Avviamento alla etimologia italiana - Dizionario Etimologico, Firenze 1968². 
CIE Corpus Inscriptionum Etruscarum.
DELL
Ernout A. - Meillet A., Dictionnaire Étymologique de la Langue Latine, Paris 7771985. 
DELI Cortelazzo M. - Zolli P., Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, Bologna, I-V, 1979-1988; II ediz. 1999). 
ET Rix H., Etruskische Texte, Editio Minor, I Einleitung, Konkordanz, Indices; II Texte, Tübingen 1991.
Etim Nocentini A., l’Etimologico, Firenze 2010, Le Monnier.
LEGL Pittau M., La Lingua Etrusca - grammatica e lessico, Nùoro 1997, ediz. Insula (Libreria Koinè Sassari).
LLE Pittau M., Lessico della Lingua Etrusca – appellativi antroponimi toponimi, Roma, Società Editrice Romana, 2012.
NVLS Pittau M., Nuovo Vocabolario della Lingua Sarda - fraseologico ed etimologico, Domus de Janas edit. Selargius 2014, voll. I-II.
REE Rivista di Epigrafia Etrusca, pubblicata nella rivista «Studi Etruschi».
RNG Solin H. et Salomies O., Repertorium nominum gentilium et cognominum Latinorum, Hildesheim-Zürich-New York 1988.
TCL Pittau M., Tabula Cortonensis - Lamine di Pirgi e altri testi etruschi tradotti e commentati, Sassari 2000 (Libreria Koinè).
ThLE¹² Thesaurus Linguae Etruscae (I e II edizione).
TLE Pallottino M., Testimonia Linguae Etruscae, Firenze 1954, I ediz., II ediz. 1968.
TopIt  Pellegrini G. B., Toponomastica Italiana, Milano 1990, editore Hoepli.

Nota bene: parecchi rimandi da me fatti nel testo sono riferiti alle mie opere su elencate con le relative sigle.


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